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Riforma della scuola / Una risoluzione del gruppo Pd in Consiglio regionale per la salvaguardia delle scuole di montagna

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Il consigliere regionale reggiano Marco Barbieri è il primo firmatario della risoluzione sugli effetti della riforma Gelmini sulle scuole dei comuni montani presentata oggi da tutti i consiglieri del gruppo Pd (tra cui gli altri reggiani Gian Luca Rivi e Laura Salsi) per impegnare la giunta della Regione a “proseguire gli sforzi intrapresi sia in sede politica che giudiziale e a promuovere nella fase di riorganizzazione della rete scolastica il più ampio accordo con Province e Comune”.

Il consigliere Barbieri, illustrando il documento, ha inoltre chiesto di “tenere in primaria considerazione la presenza di strutture scolastiche su tutto il territorio e evitare così l’impoverimento delle aree montane, dove un ridimensionamento delle strutture scolastiche produrrebbe un ulteriore spopolamento, in particolare delle giovani famiglie, mettendo così in discussione la sopravvivenza di queste già deboli comunità”.

Il decreto legge presentato dal ministro Gelmini e approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 agosto ha delineato i criteri per il dimensionamento delle scuole. Tali criteri porteranno alla chiusura di 134 strutture scolastiche, di cui 92 elementari, 39 medie e 6 scuole superiori con meno di 50 studenti (concentrate prevalentemente nei comuni montani della nostra regione).

Nella risoluzione si sottolinea l’assenza di ogni confronto con il mondo della scuola e con gli enti locali e la scadenza troppo ravvicinata che impedisce di elaborare soluzioni tampone che possano sopperire ai disagi causati da tali scelte agli studenti ed alle loro famiglie.

Ciò premesso, Barbieri e gli altri firmatari del documento chiedono ai parlamentari e alle forze politiche dell’Emilia-Romagna di attivarsi utilizzando tutti gli strumenti disponibili per la difesa delle strutture scolastiche dei centri montani della nostra regione ed esprimono apprezzamento per la decisione presa dal presidente della Regione Vasco Errani di presentare ricorso alla Corte costituzionale.