Home Cronaca Settantesimo anniversario dell’eccidio di Colombaia di Secchia
era un sabato 26 maggio 1955

Settantesimo anniversario dell’eccidio di Colombaia di Secchia

279
0

Ricorre il 26 marzo il settantesimo anniversario del fatto delittuoso di Colombaia di Secchia, avvenuto in un periodo di forte contrasto politico fra Democrazia Cristiana e Partito Comunista, che all’epoca suscitò tantissima risonanza nazionale.

Il Corriere della Sera dedicò all’eccidio di Colombaia una copertina del proprio famoso supplemento settimanale del 10 aprile 1955, disegnata dal noto grafico Walter Molino.

Il 26 marzo 1955 era un sabato. Nella trattoria Vezzosi era in corso una cena per festeggiare la cassa mutua dei coltivatori diretti, quando, alle 22,30 circa, due colpi di fucili deflagrarono sui commensali attraverso la finestra del pian terreno. Cadde Giovanni Munarini di Casina e rimasero gravemente feriti Gian Pio Longagnani, Umberto Gandini e Afro Rossi che morì poche ore dopo all’ospedale di Castelnovo il quale, spirando, perdonò i suoi assassini.

Le indagini portarono in breve tempo all’individuazione del reo confesso Guerrino Costi, militante nel Partito Comunista. La taglia del Ministero dell’Interno di 5 milioni di lire per trovare gli assassini non fu spesa. Sfogliando i giornali dell’epoca si rileva quanto a questo fatto politico venne dato ampio risalto, con continui titoli in prima pagina.

Guerrino Costi nel 1957 venne condannato ad una pena di 29 anni e 9 mesi, ridotta in appello a 26 anni, che scontò nel carcere di San Geminiano. Grazie all’interessamento delle parti lese e alla sua buona condotta carceraria, venne scarcerato nel 1976, dopo circa venti anni di reclusione.

Dopo la liberazione tornò nella sua residenza, conducendo una vita tranquilla e laboriosa fino alla sua morte che avvenne nel 1995.

Secondo alcuni giudizi di personaggi allora in vista, “Non fu mai chiarito se il movente di quegli omicidi sia stato individuale o politico. Se ci furono motivi di invidie ed odi personali, oppure ragioni prettamente politiche”.

Un fatto a latere da ricordare, è che da Roma per queste indagini venne inviato l’ ispettore di Pubblica sicurezza Agnesina. L’ispettore Agnesina, che conduceva le proprie indagini dalla caserma dei carabinieri di Carpineti, rilevò tra le carte d’archivio del presidio militare che l’omicida di Italo Montelaghi, ucciso a Casteldaldo nell’autunno del 1945, non era stato ancora individuato.

Fu così che dopo dieci anni dall’omicidio per rapina di Italo Montelaghi, Agnesina riaprì il caso e consegnò alla giustizia i suoi assassini, che furono condannati.