Home Cronaca Punto nascite a Castelnovo, l’assessore Boni: «Oggi mancano le condizioni per riaprire»
«ma continueremo a sondare ogni possibilità affinché possa essere ripristinato»

Punto nascite a Castelnovo, l’assessore Boni: «Oggi mancano le condizioni per riaprire»

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Nei giorni scorsi l’assessore regionale alle politiche per la salute, Massimo Fabi, ha annunciato che «tenere aperti punti nascita dove non c’è un numero sufficiente di parti è un rischio per le donne e i bambini» e ha ribadito che «i punti nascita nelle zone montane e periferiche non verranno riaperti per mancanza delle necessarie condizioni di sicurezza».

Il commento dell'assessore e pediatra Carlo Boni

«Sono sempre stato contrario alla chiusura del Punto nascite - spiega Carlo Boni - nell’ampio dibattito che si sviluppò quando ancora era attivo. Partecipai anche a incontri al Ministero insieme al sindaco Enrico Bini. Il punto nascita di Castelnovo aveva caratteristiche particolari: era stato strutturato per garantire la sicurezza: avevamo il rianimatore h24, il pediatra sempre reperibile a tutti i parti, un trasporto neonatale in urgenza con il neonatologo sempre reperibile al Santa Maria Nuova.

Inoltre tutti i parti prematuri o a rischio erano già considerati di pertinenza al Santa Maria Nuova: a Castelnovo restavano i parti a termine con gravidanza fisiologica e quelli li potevamo gestire in sicurezza».

«Fu un errore la chiusura di Castelnovo»

Boni afferma che «da qui nasce la convinzione forte che fu un errore la chiusura di Castelnovo: si doveva fare un’analisi attenta di ogni realtà in Appennino, e tra queste Castelnovo era a un livello molto alto, diverso da altre realtà più deboli. Il numero dei parti non può comunque essere l'elemento dirimente nella sicurezza di mamma e bambino, e lo dico proprio in relazione al punto nascite di Castelnovo che era funzionale, sicuro e moderno, anche più di analoghi servizi con numeri maggiori».

«Ora – conclude - da quando l’ex Governatore Bonaccini disse che avrebbe lavorato per riaprire i Punti nascita in Appennino, sono passati molti anni e la situazione è diventata più complessa. Oltre alla carenza cronica di personale, c'è il problema del completo smantellamento della struttura. Anche volendo riaprire, ci troveremmo di fronte a ostacoli oggettivi, sia per il reperimento degli specialisti sia per la ricostruzione dell'intero reparto.

Voglio però assicurare che continueremo a sondare ogni possibilità affinché, non appena le condizioni lo permetteranno, il punto nascita possa essere ripristinato».

1 COMMENT

  1. Potremmo per esempio smettere di raccogliere risorse per il MIRE e la sanità di città. Le risorse che raccogliamo con sagre e donazioni destiniamole solo alle attrezzature e ai servizi del S. Anna.
    La città ha abbandonato la montagna e la tratta come un parco di divertimenti, da andare a visitare forse quando ci si annoia; non come un luogo che possa essere vissuto.

    • Firma - SC