Home Cronaca Boschi e imboscati

Boschi e imboscati

25
3

Un articolo pubblicato dal Corriere della Sera la settimana scorsa (28 agosto, p. 17), a firma di Cesare Patrone, capo del Corpo Forestale dello Stato, circa gli incendi che quest’anno hanno “aiutato a scaldare” la nostra estate, dà motivo al nostro conterraneo, agronomo, Enrico Bussi, per una pepata riflessione-replica.

Cesare Patrone dice, inoltrandosi nella rur-psico-sociologia: “Quasi nulla è stato detto sul profilo sociale ed antropologico dell’incendiario, mentre è proprio un tale approfondimento che permette la ricerca di soluzioni adeguate ed efficienti. L’attività di polizia del Corpo forestale dello Stato ha permesso di denunciare dal 2000 ad oggi circa 2700 persone e di arrestarne oltre cento. La strada scivolosa della malavita organizzata non ha trovato adeguato riscontro, mentre si sta delineando uno degli aspetti criminali peculiari, il profilo di homo incendiarius solitario e, soprattutto, arcaico. Maschio, anziano, pastore-contadino”.

Secondo il capo dei Forestali italiani, esiste una figura di “rurale, disurbanizzato e infastidito dal clamore e dal chiasso del cittadino che discetta di tutto” che vive emarginato nel suo stesso contesto. Proponendo un parallelo con le città: qui “l’emarginato è il tossico che ruba e vive di espedienti”; sulle montagne starebbe invece “il pastore-contadino, magari con precedenti penali per furti di bestie, che incendia a suo piacimento”. Un personaggio che – sempre secondo Patrone – “non tollera l’intervento dello Stato, di cui spesso ignora la presenza, vivendo isolato su un territorio ostile, in cui è difficile e dura la vita in natura”. Questo ideal-tipo – continua l’analisi – “si sente il padrone e non accetta interventi esterni, da chi non vive e non capisce la profonda durezza e spietatezza del contesto rurale. Odia le dissertazioni intellettuali e concepisce solo la cultura dell’esperienza. Profondo ribelle e reazionario alla modernità, vuole continuare a fare quello che ha sempre fatto anche a costo della vita sua e altrui”.

Tale homo incendiarius ha urlato, in Sicilia, quando è stato fermato dalle forze dell’ordine: “Vi dovrebbero bruciare tutti!”. “In questo cortocircuito di un sistema chiuso, ad entropia crescente – aggiunge Patrone – la visione del mondo naturale, duro e nemico, è meramente strumentale: l’albero fa ombra, dà legna e frutti, le bestie producono carne e latte, non hanno valore in sé”.

Enrico Bussi ha vergato una propria nota, intitolata “Anche i capi vanno arrosto”, in cui replica a questo che definisce “sproloquio” del comandante della Forestale.

Introduce dicendo che “l’Italia è un Paese con molti abitanti e poca terra. Con molti apparati pubblici di scarsa efficienza da cui deriva l’abuso del territorio con sprechi urbani e danni ambientali. È pure arcinoto che il paesaggio è stato costruito da generazioni di paesani. Che il Belpaese crolla quando manca la popolazione rurale e avanza l’urbanizzazione incontrollata. Che la logica dello ‘sviluppo a qualunque costo’ spinge fino ad appiccare il fuoco a quel che resta del bosco rimasto orfano dei suoi manutentori senza busta paga”. Addossare colpe al “maschio, anziano, pastore-contadino…emarginato del contesto rurale…” – afferma Bussi – pare una generalizzazione fuori luogo: “Quando capita di trovare un criminale che indossa la divisa nessuno si sogna di condannare la sua categoria. Così pure non è il caso di inventare la specie orrenda degli ‘arcaici reazionari ribelli alla modernità’”.

“Se è vero che il mondo rurale non sopporta ‘le dissertazioni intellettuali’ (ed è un segno positivo) , non è altrettanto vero che sia ‘ribelle alla modernità’. Tantomeno è così dissennato da dichiarare guerra al mondo intero bruciando anche il suo”.

Patrone attribuisce meriti allo Stato che non esistono, secondo Bussi. Egli, allargando il discorso alla cronica inefficienza pubblica, aggiunge: “Attaccando con violenza sproporzionata la sempre più sparuta popolazione rurale italiana, è apparso sbilanciato verso la difesa d’ufficio della grande famiglia degli imboscati che si sviluppa rigogliosa dentro al gigantesco apparato pubblico italiano”. Senza parlare poi dei vantati successi contro il crimine: “Il suo eccesso di zelo finisce per trascinare nel ridicolo l’attività di polizia del Corpo Forestale Italiano quando afferma che dal 2000 ad oggi ‘la strada scivolosa della malavita organizzata non ha trovato adeguato riscontro’”.

Stoccata finale: “Con ogni probabilità il Capo sconta la temperatura rovente di un’epoca incendiaria, o forse è la sua psicologia che risente del ‘ …cortocircuito di un sistema chiuso, ad entropia crescente… ’”. Firmato: Enrico Bussi, italiano, non del tutto stupido.

3 COMMENTS

  1. ….
    Penso anch’io che il Capo della Forestale abbia perso una grande occasione per stare in silenzio. E’ cronaca ricorrente che dietro agli incendiari si nascondano spesso gli stessi operai forestali o altri individui che dallo spegnimento, rimboschimento, avvistamento hanno trovato modo di vivere bellamente a nostre spese.
    E’ di fatto un modo indiretto di assicurarsi sussidi pubblici, tutto nell’assoluta indifferenza delle istituzioni amministrative e giudiziarie preposte.
    D’altra parte, in recente cronaca si arriva quasi a considerare eroica l’azione di tre forestali (professionisti?) che vanno a spegnere un incendio con un mezzo di servizio da oltre € 100.000 e poi riescono a perderlo bruciato…
    Anche qui paga “Pantalone” e si batterà altra cassa nelle tasche dei contribuenti…

    (F.D.)

  2. F.D., forse lei ha perso una grossa occasione per non fare figuracce
    Caro F.D., ho letto il suo commento e vorrei illustrarle meglio la situazione. Sono la nipote di uno dei forestali coinvolti nell’incidente avvenuto in Calabria. Diciamo che sono la nipote di un forestale che si è visto scoppiare alle spalle un mezzo per lo spegnimento dei fuochi nei boschi e non è rimasto leso o bruciato perchè è scappato di corsa su un colle vicino. Con tono sarcastico vorrei dirle che a “casa”, sa com’è, non ci interessa molto se paga pantalone o topogigio, siamo solo molto felici di poter rivedere tornare a casa sano e salvo un nostro caro parente, perchè la vita di un uomo non è ripagabile. Vorrei aggiungere che la sua idea che gli stessi mezzi della forestale vengano bruciati dai medesimi è alquanto strana e infondata, dato che si pensa che nessuno di loro abbia istinti suicidi! Quindi prima di aprire la bocca e di fare affermazioni così pensi a chi è a casa e non vede l’ora che torni sano e salvo suo zio!
    Grazie mille!

    (Nicole Busi)

  3. Anche a nome di Topogigio
    Gentile Nicole, spero che nel frattempo si sia tranquillizzata e lo zio, che stava senz’altro cercando di fare il proprio mestiere al meglio, stia bene. Mi spiace avere urtata la sua sensibilità parentale.
    Può comunque stare serena, in genere le autobotti, a meno che non siano state caricate con benzina al posto dell’acqua, non esplodono improvvisamente. Successiva cronaca ha ammesso che il mezzo è bruciato in quanto raggiunto dal fronte del fuoco; era stato portato, in altri termini, dove non avrebbe dovuto essere. Poco male, può capitare, errore professionale.
    Topogigio mi ha incaricato di salutarla, sperando però che in futuro stiano tutti più attenti.
    Per l’ultima frase, che lei non ha letto con attenzione, le segnalo che è accertato e di pubblica conoscenza che in quelle regioni spesso gli incendiari si nascondono fra gli “addetti ai lavori”. Infatti si è creata un’industria del fuoco a ciclo chiuso, meschina ed illegale, fra chi sorveglia, chi avvista, chi da l’allarme, chi cerca di spegnere e chi, dopo, viene assunto per il rimboschimento. Così purtroppo è, con buona pace di Topogigio…
    Con simpatia,

    (F.D.)